Posa e manutenzione delle pavimentazioni resilienti negli ambienti di lavoro

Cosa significa pavimento resiliente?

Le pavimentazioni resilienti sono molto simili ad un blocco di marmo, il blocco di marmo è un parallelepipedo, le pavimentazioni resilienti un cilindro (rotolo) oppure un piccolo parallelepipedo (piastre/doghe); ma chi dà la vita a queste forme è l’uomo. Nello specifico lo scultore e l’installatore, sì, il posatore/installatore è colui il quale dà forma ad una pavimentazione resiliente, ma non solo, la plasma per le operatività prestazionali a cui sarà chiamata per anni.

Non entro nel dettaglio del significato di resilienza, anche se forse attualmente ve ne sarebbe bisogno, visto l’uso/abuso fatto nel linguaggio politico, ma sicuramente un pavimento resiliente ha bisogno di un posatore/installatore resiliente, ovvero in grado di essere elastico nell’apprendimento continuo e non irrigidire mai la sua conoscenza con la frase “ho sempre fatto così da 30 anni”.

Alle pavimentazioni resilienti richiediamo tutto ciò che non possiamo avere dalle altre pavimentazioni, la motivazione che spinge ad utilizzare un pavimento resiliente spesso è la ricerca di una “soluzione”; sottile, leggero, modulare, termosaldabile, autoposante, riutilizzabile, plasmabile, ripristinabile, caldo, elastico…..sono solo alcune delle performance richieste.

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Normativa di riferimento per la posa e la manutenzione dei rivestimenti resilienti  

Da gennaio 2014 la posa e manutenzione dei rivestimenti resilienti è normata, grazie alla norma UNI 11515-1, una norma di processo, che fornisce le linee guida, complete dei necessari riferimenti normativi, per la progettazione, l’esecuzione e la manutenzione di pavimentazioni il cui piano di calpestio è costituito da rivestimenti resilienti e laminati. Questa norma rappresenta anche un riferimento per la redazione del progetto, la stipulazione del contratto e i processi di realizzazione in opera e di manutenzione.

Le pavimentazioni resilienti negli ambienti di lavoro

Caratteristiche prestazionali

Un ambiente di lavoro richiede particolari prestazioni alle pavimentazioni resilienti, infatti essendo costretti a trascorrere numerose ore nello stesso ambiente è indispensabile che la pavimentazione garantisca: un buon comfort acustico, basse emissioni VOC (Volatile Organic Compounds), ma anche proprietà antiscivolo, reazione al fuoco Cfls1, possibilità di installazione su pavimentazioni sopraelevate garantendo l’ispezionabilità, monoliticità, facilità di manutenzione, riparabilità ed a fine vita consentire alla pavimentazione di tornare nel ciclo produttivo come compound attivo. Determinante è la procedura manutentiva che deve essere in linea con un vero approccio green, ovvero utilizzare poca acqua e prodotti chimici, e non deve modificare le caratteristiche tecniche attese della pavimentazione.

Pavimentazioni resilienti: le varie tipologie di posa

In questi ambienti le pavimentazioni più utilizzate sono le autoposanti, che sono modulari e removibili consentendo facili e veloci operazioni di ripristino ed ispezione, soprattutto in presenza di pavimentazioni sopraelevate, a questo proposito è doveroso ricordare che l’industria delle pavimentazioni sopraelevate è un eccellenza italiana ed anche il pavimento sopraelevato, come le pavimentazioni resilienti, ha una norma di processo la UNI 11617.

Le pavimentazioni sopraelevate hanno numerose peculiarità, grazie alla loro modularità sono facilmente sostituibili in caso di danneggiamenti, consentono l’alloggiamento all’interno del loro cavedio delle condotte dell’impianto di riscaldamento/raffreddamento, permettendo all’aria di partire dal livello della pavimentazione, o addirittura di contenere la serpentina dove scorre l’acqua per il raffrescamento /riscaldamento all’interno del pannello o direttamente a contatto con il fondo dello stesso. Inoltre proprio grazie alla loro modularità permettono di far passare nel cavedio tutti i cavi consentendo di spostare l’alloggiamento delle prese elettriche, con estrema facilità anche quando i locali sono operativi.

Anche se in molti casi i pavimenti sopraelevati sono il piano ideale per installare i pavimenti autoposanti oppure magnetici, il piano di calpestio pre-accoppiato in fase produttiva, è molto richiesto; quest’ultimo può essere: ceramico, resiliente, lapideo, ligneo, metallico, laminato, tessile.

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Ma non tutti gli uffici hanno come pavimentazione un sopraelevato, ed ecco che in questo caso le pavimentazioni resilienti LVT (Luxury Vinyl Tile), da incollare oppure nelle tipologie Click o Rigid Click possono essere una valida soluzione, soprattutto in tutte le situazioni ove non è richiesta l’ispezionabilità del sottofondo, ma si desidera comunque avere una pavimentazione in posa libera.

In chiusura ricordo che le pavimentazioni resilienti sia per il materiale in eccesso in fase di installazione che una volta rimosse a fine vita, non sono soltanto riciclabili al 100%, ma riutilizzabili come compound attivo nella produzione di nuove pavimentazioni resilienti. 

Quindi un pavimento resiliente non solo è green, ma è per sempre!