Che cosa vogliamo fare da piccoli ?

Settembre e Ottobre sono stati mesi ricchi di occasioni di crescita. Per tutti. Per tutti coloro che volevano coglierle.

Tra settembre e ottobre ho partecipato attivamente al Convegno Nazionale Anidis di Ascoli Piceno, il momento di riflessione biennale sulla ricerca sismica in Italia, all’evento dell’American Concrete Institute Italian Chapter al Politecnico di Milano “The new Boundaries of Concrete Structrures”, alle giornate di riflessione dal titolo “Concretezza” organizzate al Castello di Rivalta dalla Fondazione dell’Istituto Italiano per il Calcestruzzo, al Forum sui Massetti e Pavimenti organizzato da Conpaviper a Rimini, a un seminario sulla prevenzione sismica a Bologna con la partecipazione di Massimo Mariani e Tomaso Trombetti, alla International Conference di Bentley a Singapore, a un evento sul problema casa organizzato da Federcostruzioni e alla Fiera SAIE di Bari

Ho potuto farlo perchè “a casa” e “in ufficio” sono coperto da una moglie e da una serie di collaboratori davvero fantastici, e ho avuto così l’occasione di incontrare centinaia di persone, ascoltare decine e decine di relazioni, confrontarmi con molti dei migliori tecnici, ognuno per la loro materia, di imparare tanto, sia dal punto di vista umano che professionale, esperienze che cercherò ora di portare in Ingenio per arricchirne sia le scelte editoriali che i contenuti.

E raccogliere alcune riflessioni che qui vorrei condividere.

Non esiste il progetto perfetto

Pur apprezzando moltissimo quanto il Prof. Carlea stia facendo nel suo incarico di presidente del Consiglio Superiore dei LLPP, da queste esperienze con una considerazione personale: il progetto perfetto, immutabile, non esiste. Esiste il progetto ben fatto, ma un processo delle costruzioni deve comprendere anche la possibilità di intervenire sul progetto in corso d’opera.

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La chiave di apertura di questa riflessione ho iniziato a maturarla durante Concretezza in un confronto con alcune persone tra cui Giovanni Cardinale ed Elio Masciovecchio. Il progetto esecutivo deve essere ben fatto, completo, prevedere anche la parte relativa alla manutenzione, ma è nelle fasi di costruzione, in particolare per le opere più complesse, che si perfeziona. In tal senso l’appalto integrato non è più il demonio - e qui devo quindi prendere per la seconda volta le distanze, in questo caso dall’amico Armando Zambrano - ma forse la soluzione più ideale per fare convergere all’interno di una stessa sfera le competenze e gli interessi di tutti gli attori impegnati nella realizzazione dell’opera. 

E che i processi messi in atto debbano prevedere che il progetto debba poter essere modificabile e migliorabile, e che quindi sia la gestione dei processi - possibilmente fatta in modo inteligente - ad essere il vero nodo qualitativo delle costruzioni mi è stato confermato anche a Singapore, dove il confronto c’è stato con alcune delle componenti più avanzate delle costruzioni: committenti, imprese, progettisti provenienti da tutto il mondo, eccellenze del mondo dell’ingegneria, che mi hanno confermato che anche nei processi digitalizzati (che in molti paesi oramai sono diventati una consuetudine) le piattaforme consentono di poter intervenire sul progetto durante la fase di costruzione, perchè tutto non è prevedibile o modellabile in partenza.

Non tutto è modellabile. 

Si, anche questo è emerso in un evento che potrebbe intendersi come l’happening della modellazione, il Convegno Nazionale Anidis: Non tutto oggi è modellabile.

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Ogni giorno si creano strumenti digitali - come ho visto a Singapore - o matematici come ho visto ad Ascoli per cercare di “falsificare” la realtà attraverso modelli che ne sintetizzino le parti essenziali e più importanti.

Tantissime le relazioni ad Ascoli mirate a presentare l’evoluzione di modelli di calcolo per poter individuare tecniche progettuali sul nuovo o sull’esistente per tenere conto delle variabili che possono in qualche modo poi determinare il comportamento dell’opera in caso di terremoto (o di incidente strutturale) ma si tratta ancora di algoritmi di avvicinamento alla realtà, non di riproduzione della realtà.

Ma non si potrà mai tenere conto di ogni fattore.

Come mi ha sottolineato Antonello De Luca in quei giorni, quale norma e modello potrà tenere conto delle amplificazioni fino a oltre 10g che il terremoto di Fukushima l’11 marzo 2011 ha mostrato di raggiungere? Quale modello si potrà applicare per prevenire gli effetti devastanti che hanno trasformato Amatrice in una piana desolata di macerie? perchè i modelli sono importanti, ma non possono sostituire quella che è l’ingegneria fatta dalle persona, l’ingegneria che nasce dall’esperienza sul campo e sviluppa valutando cosa ha permesso a un edificio di resistere quando intorno ad esso tutto è crollato. L'ingegnere deve fare l'ingegnere, non può ridurre la propria funzione al ruolo di matematico o il sistemista.

Lo stesso Gian Michele Calvi, sempre ad Ascoli, ha osservato che per poter comprendere quali interventi debbano essere progettati per intervenire su un ponte sia necessario prima studiarsi non solo i progetti originali, ma anche come quel ponte sia stato costruito, arrivando addirittura a visionare gli eventuali materiali video che ne racontano la realizzazione. 

Non può essere quindi tutto basato sui modelli, la competenza del progettista è ancora un tassello importante, fondamentale.

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L’importanza della competenza e la confusione dei ruoli delle professioni

Torno a parlare del tavolo di Concretezza, perchè lì si è discusso anche di competenza e formazione (oltre che di regole relative alla produzione dei materiali, ma non entrerò in questo argomento in questo articolo).

Sono d’accordo innanzitutto con Augusto Allegrini, quando afferma che si debba aggiornare il quadro delle professioni in Italia, che è ormai chiaro a tutti che sia diventato obsoleto, e che malgrado questo sia assodato ancora nessuno se ne occupa.

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E occorre rinnovare i percorsi scolastici, e non solo l’università, in quanto operazioni di puro maquillage a parte da troppo tempo non viene rivisto - e quando lo è stato, con la legge berliguer lo è stato fatto male - ed oggi è quanto mai disallineato dal mondo reale.

Prendiamo il caso dei Geometri.

Da domani per iscriversi all'albo occorrerà laurearsi. Così, come per magia, tutto di un tratto sono nati i corsi di laurea per Geometri. Ma per frequentarli non occorre aver frequentato l'istituto per Geometri. Anzi, i corsi ripartano da zero. Così, facendo uno più uno, ci si accorge che abbiamo ammazzato le scuole per geometri. Ok, è stato un omicidio preterintenzionale, ma questo non giustifica il fatto che si sia voluto intervenire aggiungendo un ulteriore corso di laurea - in un momento in cui anche i più prestigiosi politecnici e università fanno fatica a raccogliere iscritti in ingegneria civile - invece di cogliere l'occasione per ripensare l'intero percorso scolastico.

I Giovani sono cambiati, i paradigni sociali e demografici sono cambiati, le esigenze del mercato del lavoro sono cambiate, ma in questo Paese il problema del Ministro sembra che siano la tasse sulle merendine e i poveri crocefissi nelle aule.

Occorre ripensare i percorsi scolastici delle scuole primarie e secondarie, e occorre riformare anche l'Università.

Prendiamo il caso del BIM. Come hanno affrontato oggi il tema della digitalizzazione delle costruzioni i nostri atenei. In genere rendendolo oggetto di un corso di Master. Oppure affrontando il solo sotto-tema del BIM a pezzettini, all'interno dei diversi corsi d'esame. Quasi nessuno ha fatto un'analisi reale di cosa servirà per una edilizia digitalizzata, come questa inciderà sulle professioni, quasi nessuno ha fatto una verifica di come sia stato affrontato in Paesi in cui questa fase evolutiva del processo del costruire è già in una fase più avanzata, e il risultato è che oggi, su questo tema, non mi sembra che ci siano facoltà allineate con l'esigenza reale del mercato del lavoro.

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Andrea Dari e Greg Bentley (Ceo Bentley Sistems)

Accennavo al problema che, peraltro, in Italia ci sia stia occupando - più a parole che nei fatti - di BIM e non dell'insieme dei processi digitali che riguardano l'evoluzione delle costruzioni.

L'evento di Singapore mi ha aperto una finestra davvero ampia sul futuro delle costruzioni. Nel grande evento infatti più che di BIM, la cui applicazione veniva data ormai per scontata (e quindi gli sforzi erano più mirati a fornire nuovi strumenti piuttosto che, come accade in Italia, a fare applicare il BIM), si è parlato di Digital Twin.

Che cosa è il Digital Twin ? su INGENIO abbiamo pubblicato una voce di Glossario "Simulazione informatica, ed informativa, di un oggetto del mondo reale utilizzata per migliorare e la produzione, controllare il comportamento nell’uso, prevedere la manutenzione nel tempo della qualità e delle prestazioni dell’oggetto stesso. Attraverso, appunto, un suo “gemello” virtuale."

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Perchè questa attenzione al Gemello Digitale. Perchè se ben realizzato consente di migliorare la gestione di un Asset.

Per esempio, nel campo delle infrastrutture, la gestione delle fasi di costruzione, poi dell'uso e quindi del traffico, e della manutenzione ordinaria, e della manutenzione straordinaria, e delle situazioni di emergenza. 

Per esempio, nel campo dell'edilizia, la gestione delle fasi di costruzione, poi della conduzione dell'edificio, e della manutenzione ordinaria, e della manutenzione straordinaria, e dell'energia e del comfort termico, e della qualità dell'aria, e della sicurezza, e dei servizi particolari  ... e delle situazioni di emergenza. 

Ma questa evoluzione digitale, che si può applicare alla grande autostrada come all'ospedale, alla città come alla singola casa, richiederà competenze e figure nuove.

Occorrono quindi nuove specializzazioni, che non possono più essere delimitate da involucri rigidi come quelli dei corsi di laurea in quanto l'evoluzione è talmente veloce che non può essere inquadrata in una visione che diventa vecchia in tempi troppo brevi. Occorre inserire nei percorsi universitari maggiori gradi di libertà, in cui uno studente in ingegneria civile possa liberamente inserire anche corsi di ingegneria gestionale, di energetica, di pianificazione urbanistica, di gestione dei dati …

E poi, sempre come emerso durante Concretezza occorre dare più valore al cosiddetto passaggio di consegne, attraverso anche strumenti finanziari che consentano alle aziende di poter fare affiancare una persona in uscita da chi dovrà poi svolgere quel ruolo.

Un sistema in cui si torna a dare importanza più alle persone.

Non una politica per la casa, ma una politica per l’abitare

Pensando alle persone, al cambiamento demografico che non significa semplicemente l’aumento o la decrescita del numeri di persone, ma anche il cambiamento radicale delle abitudine, dell’organizzazione delle famiglie, dell’invecchiamento progressivo della popolazione, della sempre più reale mescolanza di razze e religioni … E in tal senso ovviamente appare chiaro che sia necessario ridefinire i modelli di pianificazione urbanistica e di regolamentazione delle città e dell’edilizia. 

Occorre ripensare le politiche per la casa cambiando il paradigma e avviando politiche per l’abitare come ha sostenuto il presidente di ANCI, l’ing. Antonio Decaro durante l’evento di Bari organizzato da Federcostruzioni.

Solo pensando all’abitare, e quindi all’uomo, si potranno evitare gli errori del passato dove si sono costruite isole periferiche urbane che hanno trasformato il loro isolamento in degrado sociale.

Ma se si vuole fare questo, come ha affermato nello stesso evento  l’arch. Beppe Fragasso, Presidente ANCE Bari, se vogliamo città più sostenibili, allora dobbiamo eliminare quei vincoli burocratici inutili come l’obbligo del mantenimento della sagoma in fase di ricostruzione, vanno pensate operazioni di densificazione delle città per favorire le connessioni sociali, ridotta l’impermeabilizzazione dei terreni mediante la sostituzione dei manti stradali con calcestruzzi drenanti.

Calcestruzzi drenanti, involucri isolanti e sismo resistenti, …

Fragasso ci ha ricordato il ruolo della tecnologia.

Allora penso a quanto ho ascoltato all’evento dell’American Concrete Institute Italy Chapter fatto al politecnico, e alle 45 relazioni in cui si è parlato delle ricerche sul calcestruzzo, di calcestruzzi del presente e del futuro, vedi ad esempio i calcestruzzi ad alte prestazioni come gli HPC (high performance concrete), gli HPFC (high-performance fibre concrete), gli UHPFC (Ultra-High Performance Fiber Concrete), o i calcestruzzi e le malte autoriparanti, o gli stessi calcestruzzi drenanti.

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Calcestruzzi in grado di poter realizzare strutture fino ad oggi inimmaginabili sia per i problemi prestazionali - si pensi alle strutture in cemento armato sottili a grandi dimensione - o che devono operare in condizione estreme in termini di aggressione ambientale o chimica.

E di tecnologie si è parlato tantissimo anche nel giornate ANIDIS - più di 300 ricerche presentate - in cui il tema dell’esoscheletro che consente di migliorare le performance strutturali, anche in ambito sismico, di edifici senza dover chiedere a chi abita di lasciare l’edificio è stato il più dibattuto con moltissime soluzioni presentate.

Un’evoluzione tecnologica che corre e che consente di intervenire dove non si pensava di poter intervenire, di costruire dove non si poteva pensare di poter costruire, di realizzare quello non si pensava di poter realizzare.

Ma è l’assenza il fattore più preoccupante

Ma di fronte a un mondo che cambia alla velocità della luce - digitalizzazione, materiali, tecnologie, processi … - quello che più mi ha colpito è l’assenza. 

L’evoluzione così veloce su tutti i fronti comporta una inevitabile contaminazione di conoscenze che non è possibile più coltivare se si resta sempre chiusi negli stessi ambienti.

Nessuna azienda oggi può permettersi di pensare che il suo sguardo al futuro possa essere costruito attraverso la partecipazione solo di stanze frequentate dai propri simili. Una commissione, un gruppo di lavoro funziona solo se all’interno vi sono le competenze più diverse.

Mi tornano in mente alcune esperienze recfenti e passate.

Sliding Doors di Gianni Massa, vice presidente CNI, che da sempre cerca di farci capire l'importanza della contaminazione culturale.

Bellissimo l’esperimento di Federbeton dell’era Crippa della Fabbrica delle Idee in cui agli stessi tavoli si sono fatti partecipare ingegneri, architetti, imprese, tecnici, produttori di calcestruzzo, applicatori, rappresentanti della PA e delle istituzioni, purtroppo non ripetuto.

Bellissimi i tavoli di Concretezza in cui si è cercata una continua contaminazione tra teste ed esperienze diverse, poi riassunte in una seduta finale che forse andava registrato e condivisa poi ad ogni livello. Bellissimi i momenti di confronto tra diverse componenti del mondi delle costruzioni tra i 1.400 partecipanti provenienti da tutto il mondo a Singapore. 

Ma tornando al nostro contesto, e pensando a molti di questi eventi, in particolare alle Giornate ANIDIS, ACI IC, CTA (io non c’ero a Bologna i primi di ottobre, ma c’erano i miei collaboratori di INGENIO), si deve osservare che mancavano i tecnici delle aziende, mancavano i professionisti, mancava così metà delle componenti di questo settore. A Concretezza mancavano molti produttori di calcestruzzo.

Ho l’impressione che questa lunga crisi sia diventata un alibi per molte componenti del settore delle costruzioni, perchè è più facile per i ricercatori universitari frequentare i propri eventi, per i professionisti partecipare ai propri eventi, per i rappresentanti delle filiere dal calcestruzzo, dell’acciaio, del legno frequentare i propri eventi, per l'aziende investire più in reti commerciali che in tecnici … la crisi è la mancanza di risorse è diventata una sorta di poltrona comoda in cui il ritrovarsi tra propri simili e quindi condividere opinioni che sono ovviamente condivisibili, proporre idee che sono ovviamente accettabili diventa la scelta più semplice, meno rischiosa, più facile da affrontare.

Su questo ho un altro esempio maturato in questo splendido bimestre: al FORUM sui Pavimenti di Rimini abbiamo affrontato con una grande livello di approfondimento il cambiamento che il parere del Consiglio Superiore dei LLPP impone a chi opera nel ettore dei pavimenti industriali: eppure la categoria con meno presenti era quella degli applicatori di pavimenti.

Abbiamo ripetuto l’evento durante la fiera di Bari, anche qui mancavano gli applicatori, le stesse persone che poi si lamentano che non ci sono le regole, che il mercato si basa solo sconto che manca la qualità. 

Mi spiace, chi non partecipa si merita questo mercato.

Chi non capisce la necessità di aggiornarsi, e che oggi l’aggiornamento richiede uno sforzo in più, quello della contaminazione, allora si merita questo mercato.

Mi spiace vedere i nostri sistemi ordinistici - Consigli Nazionali e Ordini - troppo spesso concentrati a parlarsi all’interno, troppo presenti agli eventi inside, troppo assenti da queste grandi occasioni di confronto e aggiornamento, e poi vedere che non siamo in grado di trovare una soluzione per riqualificare il mercato delle professioni: è normale, non è ancorandoci al mercato che costruiremo il nostro futuro ... .

Mi spiace vedere le nostre aziende, soprattutto le più grandi, essere quasi sempre assenti da queste grandi occasioni di aggiornamento, di confronto, dove potrebbero capire dove va la ricerca, dove potrebbero confrontarsi con professioni e università, dovrebbero fare benchmark con gli altri settori, dove potrebbero contaminare le loro conoscenze con altri temi.

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Mi spiace vedere come grandi committenti preferiscano delegare il tema dell’innovazione alla rappresentanza di consulenti esterni piuttosto che investire in strutture interne, in giovani, vedere come i nostri ministeri siano pieni di persone che la distanza più lunga che percorrono è quella che va da un corridoio all'altro, invece di essere presenti al Convegno Nazionale ANIDIS, alle giornate CTA, ai CONCRETE DAYS di AICAP e CTE, alle conferenze internazionali come Smart City di Barcellona, Tall Building di Dubai, ... e quando ci vanno lo fanno per un saluto e una breve relazione, invece che sedersi dietro i banchi per imparare.

A Singapore mi sono accordo che c’è un mondo che sta viaggiando a una velocità completamente diversa, in cui non ci si chiede se si debba o meno applicare il BIM, lo si applica, in cui progettisti, imprese, committenti, PA si dotano di procedure e strumenti per ottimizzare il loro lavoro, ridurre i costi, gli errori, incrementare l’efficienza dei processi, come quello dalla manutenzione, come quello della programmazione. Ho visto un mondo in cui le major - microsoft, google, amazon, oracle - stanno entrando in modo massivo perchè hanno compreso il valore di questo nuovo mercato. Un mondo in cui ci sono tutte le grandi imprese internazionali, ma non le nostre.

Ecco perchè i LORO mercati sono diversi, forse se lo meritano.

Noi, al momento, continuando così, ci possiamo solo chiedere cosa vogliamo fare da piccoli.

Andrea Dari

Ps. Ringraziamenti

Vorrei ringraziare qui alcune delle persone che mi hanno consentito di vivere questo splendido bimestre di aggiornamento: Walter Salvatore, Patrick Bamonte, Silvio Cocco, Riccardo De Col,  Santiago Romero, Emilio Bianchi, Federica Brancaccio, Beppe Fragasso, Massimo Mariani, Gian Luigi Pirovano. Inoltre tutti i miei collaboratori di Ingenio e mia Moglie, instancabile nel sopportare e supportare le mie assenze.