Vernici per pavimenti in legno, se ne ignori il nome allora non le conosci!

Ne esistono di molte tipologie, anche se possono essere schematicamente suddivise in tre categorie generali: a solvente, all’acqua e fotoreticolabili, meglio conosciute come “Uv”. Ma le più innovative sono le bio-vernici, derivanti da biomasse. Approfondiamo, qui, caratteristiche e ambiti di utilizzo.

Quest’articolo prende brevemente in esame i principali termini con cui definiamo le vernici che applichiamo ai pavimenti di legno. Si tratta solo di una schematizzazione generale ma che può servire per iniziare a fare un po’ di ordine in questo contesto, passando magari successivamente ad approfondimenti maggiori sulle singole tematiche qui proposte.

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Cos'è una vernice per pavimenti in legno

Una vernice è definibile come un prodotto liquido che viene applicato sul legno e che produce, dopo l’indurimento, un film solido trasparente o semi-trasparente che lascia comunque intravvedere il supporto. Ne esistono di molte tipologie, anche se possono essere schematicamente suddivise in tre categorie generali, ovvero a solvente, all’acqua e fotoreticolabili, queste ultime meglio conosciute come “Uv”. Oltre a queste esistono anche prodotti “naturali” o a “base naturale” che meritano un piccolo approfondimento, insieme a quelle di ultimissima generazione, le cosiddette bio-vernici.

Le vernici a solvente

Le vernici più “tradizionali” sono quelle a solvente e in particolare quelle a base “poliuretanica” e “acrilica” che ancora oggi rappresentano una discreta quota del mercato.

Le vernici a solvente sono apprezzate soprattutto per il buon bilanciamento che offrono in termini estetici e di prestazioni. Questi prodotti hanno anche il vantaggio di non risentire molto, o almeno non tanto quanto le vernici all’acqua, delle condizioni climatiche ambientali per la loro essiccazione.

Le vernici all'acqua

Le vernici all’acqua sono invece più recenti, essendo state messe a punto per ovviare alle forti emissioni di solventi che si determinano nel corso dei processi applicativi realizzati con i prodotti tradizionali.

Qui, però, è doveroso un importante chiarimento: le due tipologie di vernici - a solvente e all’acqua - sono prodotte con le stesse resine o, comunque, con resine molto simili (generalmente resine acriliche o poliuretaniche). Quello che cambia è il “mezzo” liquido che serve per applicarle sulle superfici: miscele di solventi organici in un caso, l’acqua nell’altro. L’essiccazione, che segue sempre l’applicazione, provoca l’evaporazione delle sostanze liquide e il conseguente indurimento delle resine. Per l’utente finale non c’è pertanto molta differenza: ciò che utilizzerà è, in ogni caso, un pavimento rivestito da una resina; l’acqua o i solventi non ci sono più.

Un parquet verniciato all’acqua può dunque essere più “virtuoso” nei confronti dell’ambiente, della salute del posatore e anche di quella dei vicini di casa (!), ma la sua sicurezza per l’utente finale non cambia di molto rispetto allo stesso pavimento verniciato con prodotti a solvente. In termini di prestazioni le vernici all’acqua hanno fatto molti passi avanti e oggi le migliori presenti sul mercato (generalmente di tipo bicomponente) sono molto vicine ai prodotti più tradizionali a base solvente.

Le vernici fotoreticolabili

Le vernici fotoreticolabili sono meglio conosciute come “Uv”. In questo caso i prodotti applicati sul parquet sono induriti grazie all’irraggiamento effettuato con speciali lampade che emettono luce ad alta energia, nel campo dell’ultravioletto.

Queste particolari vernici producono dei film assai duri e resistenti, dotati quindi di ottime proprietà meccaniche e di un’ottima “impermeabilità” ai liquidi, caratteristiche che le portano in certi casi a poter competere con altri materiali più resistenti. Il loro impiego, tuttavia, è praticamente limitato all’applicazione industriale (pavimenti prefiniti).

Pavimenti in legno: trattamenti naturali o a base naturale

Come detto, una piccola parentesi la meritano anche i trattamenti naturali o a base naturale.

Partiamo dalla considerazione che, in chimica, tutte le sostanze complesse preparate partendo da sostanze semplici derivanti dal petrolio, o da altri fonti fossili, si chiamano sintetiche.
Si definiscono invece naturali quei materiali che derivano dalla natura senza aver subito alcun particolare trattamento o modifica chimica.

Il mercato è molto sensibile al termine naturale, in quanto richiama immagini positive sull’ambiente e sulla sicurezza, ma le vernici naturali sono spesso il frutto di miscele di vari componenti, anche di derivazione sintetica, se non addirittura di modifiche chimiche dei prodotti naturali di base.

Alcune aziende produttrici impiegano il termine “a base naturale” invece di “naturale” proprio per sottolineare questa distinzione nei confronti dei consumatori più attenti.

Una recente ricerca di Catas su questo argomento ha effettivamente dimostrato come la maggior parte di una serie di prodotti analizzati e che richiamavano il termine “naturale” fosse in realtà un “mix” tra resine, cere sintetiche e oli naturali. Senza scendere troppo nel dettaglio, e senza voler giudicare in alcun modo questi prodotti, ci limitiamo a sottolineare come non esistano ad oggi delle regole unanimemente condivise per definire come “naturale” una vernice o un trattamento. In ogni caso, suggeriamo che la valutazione della compatibilità con l’ambiente, la sicurezza per l’utilizzatore e quella per l’utente finale seguano sempre dei criteri oggettivi, a prescindere dalla composizione chimica del prodotto.

Le bio-vernici per il parquet

Infine, per completare il quadro delle tipologie di prodotti proposti dal mercato, va considerata anche la più recente ovvero quella delle bio-vernici.

Sono prodotti che derivano da fonti biologiche normalmente chiamate “biomasse”; esempi di biomasse sono le piante, gli alberi, le alghe, gli organismi animali e i microrganismi. Le sostanze ricavate dalle biomasse sono poi sottoposte a trattamenti chimici e fisici, anche molto complessi, per arrivare al prodotto finito.

Una bio-vernice può avere pertanto una composizione molto simile a quella di un prodotto sintetico, con la differenza che gli ingredienti di partenza, o una parte di essi, provengono da organismi viventi (perlopiù del mondo vegetale) anziché dal petrolio.

Una bio-vernice è dunque un prodotto che guarda certamente al futuro, contenendo materie prime che non provengono dall’industria petrolchimica e che vanno incontro alle esigenze attuali e future di prodotti sempre più rinnovabili e sostenibili, ovvero verso la cosiddetta economia circolare. In tal senso tutti i materiali bio-based sono certamente da preferire e da incoraggiare, in quanto segnali tangibili di un percorso che dovrebbe portare l’umanità a utilizzare le risorse di cui ha bisogno gestendole e rinnovandole a vantaggio delle generazioni future. È comunque importante approfondire l’origine delle vernici bio-based e rammentare che un biomateriale non è necessariamente sicuro e compatibile con l’ambiente per definizione, ma la sua “sostenibilità” deve essere valutata come per qualsiasi altro prodotto dell’industria chimica.

Come conclusione a questi brevi note, vogliamo sottolineare quanto i termini siano importanti dato che già da soli ci aprono un quadro abbastanza definito sulle caratteristiche che possiamo attenderci da una certa tipologia di vernice. In tal senso rimane invece ancora un po’ scoperto l’ambito dei prodotti “naturali” su cui forse ci sarebbe bisogno di definire qualche regola condivisa da parte di tutto il mercato, al fine di rendere tutto più trasparente come lo sono, tra l’altro, le stesse vernici!


L'articolo è stato pubblicato per gentile concessione da parte di A.I.P.P.L. - Associazione Italiana Posatori Pavimenti in Legno

Articolo è contenuto sul n.02 del Magazine PARQUET e POSA (giugno 2019)

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